Tutto è nato da una bottiglietta riutilizzabile e da un incontro illuminante. “Nel 2019, lavoravo per una multinazionale come programmatore, mi trovavo a San Diego al TwitchCon, convention che celebra la community di Twitch, il mondo dei videogiochi e degli esports. Passeggiando per i padiglioni della fiera, ricevo in regalo una borraccia. Da quel momento è cambiato il mio modo di vivere il mondo”. Lui è Gabriele Chini, romano, 27 anni, da quando ne ha 22 ha iniziato a riflettere sui comportamenti individuali in relazione alla tutela dell’ambiente, al cambiamento climatico e alla salvezza del Pianeta. “Durante quel viaggio ho cominciato a utilizzare la borraccia, e mi sono messo a calcolare quanta plastica avrei risparmiato, dato che di solito bevevo dalle tre alle quattro bottigliette d’acqua al giorno. In un anno sono arrivato a eliminare 18 kg di plastica, semplicemente cambiando una piccola abitudine individuale. Poi, ho iniziato ad acquistare prodotti sostenibili, e a cambiare la mia dieta: eliminando la carne. Ho capito che quei comportamenti, ben presto sarebbero stati per me un punto di non ritorno”.

Dopo qualche mese, in piena pandemia, Gabriele si licenzia dal suo lavoro sicuro in IBM e inizia ad approfondire la sua passione per la sostenibilità. In lui prende sempre più posto l’idea imprenditoriale di voler creare qualcosa che potesse contribuire a migliorare la propria comunità. Durante questo periodo Chini incontra Marco Trombetti, imprenditore e investitore seriale, che ha fondato insieme alla moglie Isabelle Andrieu, Translated, tech company internazionale che offre servizi di traduzione on line basati sull’AI. “L’incontro con Marco si è rivelato illuminante. È stato il mio mentore. Mi ha fatto innamorare del mondo startup. Mi ha spiegato quali erano i passaggi fondamentali per la messa a terra del progetto. Quali gli errori da evitare. Incoraggiando il mio potenziale imprenditoriale e la mia motivazione verso questa nuova avventura”.

Nel 2022 Gabriele Chini insieme all’amico Filippo Maria Gargani (con esperienze all’Istituto Europeo di Innovazione per la Sostenibilità e al Wwf), fondano a Roma Mangrovia, startup innovativa che unisce consumatori consapevoli, aziende responsabili e associazioni no-profit, con l’obiettivo di rendere il consumo sostenibile alla portata di tutti. L’obiettivo che guida i due giovani imprenditori è di contribuire con il loro lavoro alla tutela del Pianeta e al cambiamento, per intraprendere una nuova strada verso stili di vita e di consumo più consapevoli, etici e green.

“I tuoi comportamenti fanno la differenza”

Anche la scelta del nome è significativa. “Le mangrovie sono tra gli ecosistemi più importanti nella lotta al cambiamento climatico, assorbono quantità rilevanti di CO2, molto più delle foreste terrestri, e proteggono la biodiversità. Il nome Mangrovia racchiude quindi perfettamente la visione della nostra startup, non limitarsi a ridurre i danni al Pianeta, ma contribuire attivamente a restituire valore alla natura e alla società tutta”.

Il marketplace di Mangrovia connette consumatori attenti, brand sostenibili e associazioni no profit. Ogni prodotto, prima di poter essere messo in vendita sulla piattaforma, deve provare di essere sostenibile ottenendo un punteggio che fornirà all’utente metriche di giudizio sulla scelta dei propri acquisti. Mangrovia offre una vasta gamma di prodotti, tra cui cosmetici solidi, articoli per la cura della persona e della casa, e per la pulizia. Nel sito ci sono: shampoo solido, carta igienica in bambù, detersivo in fogli, tappetino per il forno in silicone (al posto della carta da forno usa e getta), accendi-fuoco ecologico per i caminetti in silicone (ottenuto da scarti di pellicole fatte con cotone e c’era d’api), idee regalo green e tanto altro. Molti articoli – come lo shampoo solido – sono firmati Mangrovia, gli altri provengono da produttori che usano materie prime ecosostenibili, lavorano in maniera sostenibile e cruelty free. “La nostra selezione è attenta alla sostenibilità dei prodotti in ogni fase della loro vita, dalla filiera produttiva fino allo smaltimento, compreso il packaging. La maggior parte dei prodotti in vendita su Mangrovia è vegana. Molti dei brand che selezioniamo sono startup, prevalentemente italiane ed europee, e per ogni azienda facciamo un’attenta ricerca sulle materie prime impiegate e su come producono. Stiamo attenti anche al trasporto affidandoci a corrieri certificati Iso14001 che compensano la CO2”.

“Il potere di restituire”

La startup offre la possibilità a chiunque – dopo una valutazione della richiesta – di poter iscrivere una propria associazione al circuito del 3% di giveback. “Destiniamo il 3% di ogni acquisto a progetti in campo ambientale. Supportiamo tre principali tipologie di associazione: riforestazione, pulizia dei mari, educazione ambientale e sociale. Come Mangrovia sosteniamo i terreni, i mari e le persone. Abbiamo più di quindici realtà partner tra cui Wwf Travel, Sea Shepherd, Marevivo, DonneXStrada, Plastic Free onlus”.

Le persone sono sempre più attente all’acquisto di articoli a basso impatto ambientale. “Con Mangrovia puntiamo a costruire una sorta di coscienza della sostenibilità. Il business sicuramente ci interessa, ma non siamo focalizzati esclusivamente sul profitto. Vogliamo restituire qualcosa all’ambiente, accompagnare le no profit a trovare nuovi finanziamenti e in questo modo investire in progetti orientati alla salvaguardia ambientale. Crediamo nelle persone. E per questo le guidiamo verso una nuova cultura del consumo”.

Mangrovia si impegna a garantire un’ampia trasparenza delle informazioni dei suoi prodotti, grazie alla collaborazione con i fornitori e all’utilizzo di una blockchain in grado di garantire la veridicità e l’esclusività delle informazioni espresse. “Puntiamo a diventare, tramite Mangrovia, il punto di riferimento per chi vuole adottare uno stile di vita più consapevole, riducendo il proprio impatto ed i propri rifiuti. Non vogliamo limitarci a vendere prodotti più sostenibili, vogliamo che i nostri clienti si sentano parte di una community e che abbiano chiaro il contributo che stanno apportando all’ambiente con gesti concreti”. “Per noi la vendita è un mezzo. L’obiettivo finale – conclude Chini – è di aiutare cittadini e imprese a percorrere scelte più etiche. In futuro vorremmo creare un polo per la sostenibilità. Fare grandi cose per la salvezza di questo nostro piccolo Pianeta”. La startup ha iniziato una raccolta fondi per accelerare il proprio sviluppo. I fondatori cercano investitori che credano nel loro ‘progetto verde’ con un forte impatto ambientale e sociale.