La Tunisia ha vietato la pesca del polpo su tutta la sua costa senza fornire una data di fine divieto. Una decisione presa nei giorni scorsi per combattere la sua rarefazione, accolta da un’associazione ambientalista. È dall’inizio dell’anno, che i pescatori tunisini segnalano un “catastrofico” calo degli stock di polpo, come ricorda l’Ong Kraten, che da anni si batte per lo sviluppo sostenibile. Il ministero dell’Agricoltura e della Pesca ha quindi deciso di vietarne la pesca a partire dal 1 aprile, anticipando il “blocco pesca”. E se le autorità tunisine stabiliscono ogni anno un periodo in cui la pesca del polpo è vietata – c’è un comitato di monitoraggio – per rispettare il suo ciclo riproduttivo. Questa volta nel comunicato, il ministero non ha voluto fornire una data di fine del divieto. Verrà appunto decisa in base alla situazione.

Blocco alle isole Kerkennah
La stagione attuale della pesca al polpo era iniziata il 16 novembre e doveva concludersi il 15 maggio, ma sono emerse preoccupazioni da parte degli armatori di pescherecci tunisini che hanno evidenziato una particolare riduzione degli esemplari di polpo. “È una buona decisione, anche se è stata presa in ritardo”, ha dichiarato Ahmed Souissi, presidente dell’associazione Kraten, con sede nelle isole Kerkennah, note per la pesca del polpo. Un piccolo arcipelago di 14 isole di varie dimensioni nel Golfo di Gabès di fronte a Sfax, lontano dalla Tunisia turistica. L’attività principale degli abitanti di Kerkennah è appunto la pesca del polpo.

Considerate come il “vivaio del Mediterraneo” per i fondali che permettono ai pesci di riprodursi in tutta tranquillità, anche le isole tunisine soffrono sia dei cambiamenti climatici che della pesca eccessiva. Nel 2017 è perfino nato, con Slow Food, su iniziativa di 5 pescatori, un presidio per tutelare i metodi tradizionali di pesca e il sistema di gestione comune delle risorse. Regole e tutele però non sono bastate per garantire una gestione sostenibile della pesca. Così si è arrivati al divieto anticipato e senza capire quando finirà. Sì, perché l’obiettivo “è consentire la conservazione di questa specie minacciata durante il periodo di riproduzione e crescita“, ha spiegato Souissi “Negli ultimi anni, la pesca del polpo è stata esaurita dalla pesca eccessiva, anche fuori stagione, e anche dal ricorso a metodi non rispettosi dell’ambiente, il che ha portato alla rarefazione di questa specie”.